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30 Set 2010 

Sono una psicologa, libero professionista che svolge la Sua attività c/o il Centro Physiomedica, Via Malpighi 150, Faenza

I miei ambiti di intervento sono:

- colloqui di sostegno psicologico a bambini (in età pre scolare e scolare), adolescenti e adulti

- colloqui di sostegno alle genitorilità anche nei percorsi di fecondazione assistita

- colloqui di sostegno di accompagnamento alla nascita e nel post parto

- colloqui con insegnanti ed educatrici per supervizione di casi


Per qualsiasi informazione il mio recapito telefonico è 329 80 25 403


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30 Set 2010 
Luglio 2000

Diploma di maturità magistrale, conseguito presso Istituto Alessandro da Imola

Novembre2003

Laurea Triennale in Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali, Università degli Studi di Bologna - Facoltà di Psicologia, sede di Cesena. Tesi: ‘La procreazione medicalmente assistita: aspetti psicologici’, relatore Prof.ssa Fiorella Monti.

Febbraio 2006 Laurea Specialistica in Psicologia Clinica e di Comunità, Università degli Studi di Bologna - Facoltà di Psicologia, sede di Cesena. Tesi:‘La procreazione medicalmente assistita: studio sulle rappresentazioni materne e paterne in gravidanza”, relatore  Prof.ssa Fiorella Monti.
Votazione finale: 110 L/110.
Febbraio 2007 Borsa di studio dell’Universita’ di Bologna, per periodo di studio, presso la Winnicott Research Unit, University of Reading UK, direttore prof.ssa Linne Murray.
Giugno-Dicembre 2007 Borsa di studio “Ospedalizzazione in età pediatrica” presso l’Università di Bologna, Facoltà di Psicologia, sede Cesena, tutor prof.ssa Fiorella Monti.
Novembre 2007 Abilitazione alla professione di Psicologo, Università degli Studi di Bologna
Marzo 2008 Iscrizione alla Scuola Di Specializzazione in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Bologna, attualmente al terzo anno
Aprile 2008 Iscrizione all’Albo degli Psicologi dell’Emilia Romagna n° 5551 sez. A

Esperienze lavorative
Gennaio 2006-2007 Servizio Civile Volontario presso Casa Famiglia, Associazione Papa Giovanni XIII, Faenza
Aprile 2006–Giugno 2006 Educatrice presso Comunità Minorile, la Casa Ritrovata, Cooperativa Zerocento, Faenza
Maggio 2008–Giugno 2009 Contratto a progetto per la “Ricerca Intervento: Benessere in Gravidanza e nel puerperio” presso l’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì promossa dal Centro Studi per il benessere e la salute mentale del bambino e dell’adolescente di Forlì (Comune di Forlì, Azienda USL di Forlì, Università degli Studi di Bologna, Associazione Pareimi, Ser.In.Ar.

Formazione
Da Aprile a Novembre 2003 Tirocinio universitario, all’interno dell' Azienda U.S.L. Di Ravenna sede di Faenza, all'interno del reparto di Ginecologia e Ostetricia in qualità di osservatrice dell’interazione madre-neonato.
Da Ottobre 2005 a Aprile2006 Tirocinio universitario all'interno dell' Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia, reparto di Ginecologia e Ostetricia: in qualità di collaboratrice alla ricerca longitudinale (analisi dei dati e somministrazione strumenti) sulle coppie genitoriali sottoposte a fecondazione assistita e taglio cesareo.
Novembre 2005 Partecipazione al Seminario “Il corpo, il movimento e la parola contributo alla psicosomatica del bambino”, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna, tenuto dalla Prof.ssa Sylvie Cady.
Maggio 2006 Partecipazione ai Seminari interdisciplinari “Teorie e tecnica dei gruppi in relazione  al pensiero di W.R. Bion e F. Corrao”, tenuto dalla prof.ssa Sabina La Grutta e “Il paziente borderline: aspetti clinici e psicodinamici”, Facoltà di Psicologia, sede Cesena, tenuto da dott. Pierluigi Moressa.
Giugno 2006 Partecipazione al Seminario interdisciplinare “Psicodinamica della patologia in adolescenza”, Facoltà di Psicologia, sede Cesena, tenuto da dott.ssa Annalisa Amadori.
Ottobre 2006 Corso Intensivo di Training per l’Intervista sulle Rappresentazioni Materne in Gravidanza (I.R.M.A.G.), presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, con abilitazione alla codifica, coordinatore prof.ssa Renata Tambelli.
17-18 Aprile 2008 Corso di formazione sulla “Valutazione del comportamento del neonato a termine e la promozione del suo sviluppo neurocomportamentale” organizzato dal Centro Brazelton, Ospedale Pediatrico A. Meyer, Firenze.

Convegni e congressi (in grassetto i congressi dove è stata presentata una comunicazione)
Marzo 2006 Partecipazione al Convegno “La relazione precoce genitori-bambino: psicobiologia, psicopatologia e modelli di intervento”, Facoltà di Psicologia, Università degli Studi La Sapienza, Roma.
Marzo 2006 Partecipazione al concorso a premi per tesi di laurea in psicologia “Poster Competition” istituito dalla Facoltà di Psicologia, sede di Cesena, con pubblicazione dell’abstract nel relativo volume pubblicato.
Settembre 2006 Partecipazione al “Congresso Nazionale della sezione di psicologia clinica e dinamica”, AIP- Associazione Italiana di Psicologia, Università degli Studi di Trento.
Settembre 2006 Partecipazione al Congresso internazionale “La normale complessità del venire al mondo”, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
Partecipazione al Convegno “L’esperienza del dolore nella pratica sanitaria: tra psiche e corpo”, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna.
Novembre 2006 Congresso europeo AEPEA “Tra distruttività e creatività: i disturbi della personalità dal bebè all’adolescente” Lugano.
Giugno 2007 Partecipazione al “IX Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica”AIP- Associazione Italiana di Psicologia-Perugia.
Settembre 2007 Partecipazione al Convegno Internazionale “Diventare genitori. Aspetti evolutivi, clinici e di ricerca” Università degli Studi di Firenze.
Ottobre 2007 Partecipazione al Convegno Internazionale di Psicosomatica “Psicosomatica: nuove prospettive”, Bologna.
Ottobre 2007 Partecipazione al Congresso “Scenari della genitorialità: complessità ed evoluzione”, Centro Studi per il benessere e la salute mentale del bambino e dell’adolescente, Forlì.
Novembre 2007 Partecipazione al Convegno Internazionale “Nuove frontiere della ricerca in adolescenza”, Università degli Studi La Sapienza, Roma
Gennaio 2008 Partecipazione al Seminario Internazionale “Bisogno di dominio e bisogno di condivisione nella relazione di coppia”, Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi, Bologna
Aprile 2008 Partecipazione al Seminario “Anxiety and Maternal depression: short and long term effects on child development”, Facoltà di Psicologia, Cesena
Maggio 2008 Partecipazione al Seminario: “Sogno e associazioni: fenomenologia e dinamica delle relazioni”, Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi, Bologna
Maggio 2008 Partecipazione al Convegno “Servizio 0-5 anni” Dieci anni dopo: Valutazioni e riflessioni, Centro Benedetta D’Intino Onlus, Milano


Elenco pubblicazioni

  • I.Cantagalli. (2006). “La procreazione medicalmente assistita: studio sulle rappresentazioni materne e paterne in gravidanza”.(Abstract). Poster Competition 2006 3° edizione-Concorso a premi per tesi di Laurea in Psicologia. Cesena: Litografia Cils. p.48.
  • F. Monti, F. Agostini, P. Fagandini, I. Cantagalli, R. Fava, G.B. La Sala. (2006). “PMA: rappresentazioni materne e paterne in gravidanza”.(Abstract). Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica. p.71.
  • F. Agostini, F. Monti, P. Fagandini, I. Cantagalli, G. La Sala. (2006). “Transizione alla genitorialità: parto spontaneo e parto cesareo” .(Abstract).  Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica. p. 138.
  • I. Cantagalli, F. Monti, F. Agostini, P. Fagandini, G.B. La Sala. (2006).“Il doloroso percorso della transizione alla genitorialità nella procreazione medicalmente assistita” .(Abstract).  L’esperienza del Dolore nella pratica sanitaria: tra psiche e soma. pp.49-50.
    I. Cantagalli. (2007). “Sintomatologia ansiosa e depressiva in genitori sottoposti a procreazione medicalmente assistita”.(Abstract). IX Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica. Perugia: Morlacchi Editore. pp. 462-463.
  • F. Gobbi, F. Lupi, F. Agostini, I. Cantagalli, F. Monti (2008). “Validazione italiana del Childhood Atopic Dermatitis Impact Scale (CADIS): Studio Pilota”. (Abstract). X Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica Dinamica. Padova: Cleup Editore, p 60
  • F.Agostini, L. De Pascalis, I. Cantagalli, F. Monti (2008). “Rappresentazioni materne e paterne durante la gravidanza e dopo il parto nella procreazione medicalmente assistita”. (Abstract). X Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica Dinamica. Padova: Cleup Editore, p.94
  • F. Monti, F. Agostini, I. Cantagalli, P. Fagandini. (2008). “La Procreazione Medicalmente Assistita: rappresentazioni meterne e paterne in gravidanza”. In A. M. Di Vita, P. Brustia. (a cura di). Psicologia della genitorialità. Modelli, ricerche, interventi. Torino: Ed. Antigone, pp. 157-179
  • F. Monti, F. Agostini, I. Cantagalli, P. Fagandini. (2008). “Transizione alla Genitorialità e Modalità di Parto”. In A. M. Di Vita, P. Brustia. (a cura di). Psicologia della genitorialità. Modelli, ricerche, interventi. Torino: Ed.Antigone, pp.37- 59

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30 Set 2010 

Lo psicologo è una persona laureata in psicologia, che dopo il corso quinquennale di studi deve svolgere un anno di tirocinio pratico per poter sostenere l'esame di stato che gli permetterà di esercitare la professione. Ogni psicologo deve essere iscritto all'albo per poter esercitare un mestiere che non si improvvisa ma che è frutto di un percorso di studi lungo ed impegnativo.

Sono in molti a pensare ancora che lo Psicologo sia colui che cura persone mentalmente instabili o matte e per questo hanno timore di chiedere aiuto. In realtà, se una persona va dallo Psicologo vuol dire che ha una capacità di analisi della propria situazione migliore di chi crede di non averne bisogno nonostante stia attraversando una crisi prolungata nel tempo o cronica: è una persona che riconosce un problema e vuole tentare di risolverlo o che ritiene sia possibile prevenire l'aggravarsi di problemi che potrebbero condurre ad un disagio psicologico o fisico più grave di quello attuale.

In quali situazioni può essere di aiuto rivolgersi ad uno Psicologo?

  • per difficoltà nello sviluppo dei bambini e ragazzi;
  • per difficoltà genitoriali nell'educazione dei figli;
  • in scelte in cui ci si sente confusi (es. scelte scolastiche, lavorative, di coppia, amicali, di matrimonio, di maternità/paternità o pensieri di aborto, di suicidio, di fuga, ecc.)
  • per problemi di coppia, prima che si aggravino o prima di arrivare sull'orlo della separazione;
  • per prendere decisioni importanti in particolari momenti della vita o in situazioni di crisi e di sofferenza prolungata;
  • in casi di disagio psicologico o di disturbi fisici legati a stati mentali (somatizzazioni);
  • per rielaborare esperienze traumatiche

Lo Psicologo può intervenire in tutte le situazioni in cui le condizioni personali e la relazione con l'altro costituiscono fonte di disagio e di difficoltà. Attraverso il dialogo, l'ascolto delle emozioni, la conoscenza dei pensieri, l'espressione dei desideri e delle fantasie, l'analisi dei conflitti, il terapeuta punta insieme alle persone allo sblocco di situazioni di impasse e al raggiungimento di uno stato di maggiore benessere per una migliore qualità della vita. Gli interventi dello psicologo sono destinati a coppie, famiglie, singoli e comunità. Nei confronti dei singoli lo psicologo si occupa, in particolare, di supportare quelle fasi della vita in cui le relazioni con sé e con gli altri diventano critiche come ad esempio infanzia, adolescenza o ingresso nel mondo degli adulti.



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15 Ott 2010 
Il Settimanale
15/10/2010 - Mestieri come arte

Sanità

Intervento della psicologa Isabella Cantagalli

Le ricerche relative ai cambiamenti individuali e di coppia, conseguenti alla nascita del primo figlio, forniscono un quadro molto complesso sulla multidimensionalità e la multidirezionalità di questo processo. Vi sono numerosi dati forniti da varie ricerche psicosociali relativi alla correlazione tra genitorialità e grado di soddisfazione e di qualità della vita. Da un lato vi è concordanza nel descrivere l’accesso alla genitorialità come un processo che dura parecchi anni e che coinvolge numerosi fattori, dall’altro non tutti sono concordi nel direzionare verso un miglioramento od un peggioramento l’esito, per la coppia, della nascita di un figlio. Tra i numerosi dati disponibili in letteratura, alcuni possono essere particolarmente rilevanti come il fattore di rischio nell’articolarsi del processo genitoriale. Si tratta della relazione tra qualità del rapporto di coppia nel periodo prenatale e l’evoluzione della relazione dopo la nascita di un figlio. Si concorda sul fatto che un alto livello di idillio nella fase prenatale comporti con maggior frequenza una diminuzione dell’amore ed un incremento dei conflitti coniugali. Viene sottolineato il ruolo delle aspettative: un alto livello di aspettative comporta una disattesa delle aspettative stesse, portando effetti negativi sullo sviluppo della relazione coniugale a seguito della nascita del figlio. La situazione iniziale caratterizzata da un aumento dei conflitti caratteristica della fase di transizione da coppia a coppia genitoriale, appare un dato fisiologico; può essere superata attraverso la capacità di riconoscere e comunicare sentimenti ed emozioni provate, senza colpevolizzazioni troppo pesanti. È importante inoltre fare una valutazione del carattere transitorio dello stress che un neonato comporta per riuscire a superare la situazione e attingere da essa aspetti relativi all’autorealizzazione individuale e di coppia. La genitorialità, inevitabilmente, comporta una crisi nell’esistenza in quanto richiede una destrutturazione degli equilibri precostituiti e l’elaborazione di un diverso, più complesso, riadattamento. La funzione genitoriale diventa non solo quella di tollerare ma anche quella di discriminare la natura dell’ esperienza, di assimilarla psichicamente e di darle significato per poi offrirla al figlio in maniera riadattata e rielaborata. In questo senso il genitore diventa una mente capace di contenere pensieri ed essere capace di riflettere sulla propria esperienza.


La dottoressa riceve presso Physiomedica Faenza, via Malpighi 150. Per prenotazioni 329 8025403


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14 Nov 2010 

Oltre all’amore, il senso della disciplina è il secondo regalo importante che i genitori possano fare a un bambino.
Regalo che però suscita domande e problemi di più difficile soluzione. A che età si deve iniziare a impartire la disciplina? Cosa è troppo severo? Qual è la punizione giusta?Sebbene molti genitori si rendano conto di quanto sia importante stabilire dei limiti per i loro bambini, il farlo in modo efficace e corretto costituisce per loro uno dei compiti più difficile da affrontare.Desideriamo tutti avere bambini “ben educati”, ma al contempo temiamo di reprimere il temperamento del bambino o di opprimerlo con troppi limiti.I genitori vivono sentimenti sempre più conflittuali sul come impartire limiti e disciplina.Quando entrambi i genitori lavorano fuori casa tutto il giorno, mal sopportano l’idea di dovere imporre la disciplina al bambino nel breve periodo in cui stanno a casa. Ma i bambini, dal canto loro, tengono nascosto il loro comportamento provocatorio per tutto il giorno per poi tirarlo fuori nell’ambiente sicuro e amorevole della famiglia.Il loro bisogno di acquisire dei limiti è ancora più importante se i genitori sono stati fuori casa per tutto il giorno.Alcuni genitori sono combattuti dal ricordo di una disciplina troppo rigida ricevuta nella loro infanzia, e non vogliono ripetere con i figli esperienze dolorose. Se per caso hanno subito maltrattamenti durante l’infanzia, avranno paura di vivere in prima persona quella perdita di controllo che ha portato i loro genitori a maltrattarli. Genitori con simili problemi potrebbero aver bisogno di aiuto per affrontare consapevolmente i propri “fantasmi”, così da potere poi soddisfare in modo corretto e sereno il bisogno di disciplina del proprio bambino. Disciplinare significa insegnare, non punire. Ciò che viene fatto a ogni singolo “incidente” non è importante quanto quello che viene insegnato a ogni occasione. In alcuni casi la punizione può essere una parte necessaria della disciplina, purché sia inflitta esattamente dopo il comportamento sbagliato, sia di breve durata e rispetti i sentimenti del bambino. Alla fine di ogni punizione i genitori dovrebbero sedersi con il bambino punito e rassicurarlo.I bambini sentono il bisogno di disciplina e faranno di tutto per obbligare i genitori a stabilire dei limiti. In un certo periodo intorno ai due anni, il bambino farà capire a tutti questa sua necessità attraverso evidenti provocazioni. Che lo faccia toccando i pulsanti della tv, o rovesciando il cibo per terra, o dando morsi ad altri bambini, comincerà comunque a sondare ciò che è permesso e ciò che non lo è, con un inebriante senso di eccitazione mista a timore mentre lancia la sua sfida.Purtroppo nel momento in cui il bambino è in grado di spostarsi per casa è sempre presente il rischio di mettersi in situazioni di pericolo. Senza disciplina i bambini di due anni iniziano a comportarsi da “viziati”. Diventano inquieti, e sottopongono i genitori a continue pressioni nell’intento di provocare l’imposizione di limiti, sapendo di non essere in grado di darseli da soli. Osservando questi bambini ho compreso l’importanza di stabilire loro dei limiti in modo deciso e comprensibile. Una disciplina costante, riservata alle questioni importanti, non è una minaccia alla personalità del bambino. Al contrario fa parte del compito del bambino di apprendere cose su se stesso.L’autodisciplina, il vero obiettivo ultimo di un’azione disciplinante, arriva per i seguenti gradi:
  1. esplorare per provare l’esistenza di limiti
  2. provocare per ricevere dagli altri un chiaro segno di ciò che è corretto e ciò che non lo è
  3. interiorizzare tali limiti precedentemente sconosciuti
La disciplina funziona quando la si impartisce in modo convinto e quando il bambino capisce che è importante per lui rispettare le decisioni dei genitori. Quando il bambino esporrà se stesso o altri a esperienze dolorose o pericolose, il suo intrinseco desiderio di limiti sarà soddisfatto da quelli che gli avrete dato. La disciplina nelle varie fasi dello sviluppo 4-5 mesiMordere il capezzolo durante l’allattamento al seno è un comportamento comune in un bambino di questa età a cui sono appena spuntati i primi dentini e deve provarli. Ogni volta che il bambino morde, la madre lo deve allontanare con decisione, ma senza reagire in modo eccessivo. In alternativa al capezzolo può lasciargli mordere un dito. 8- 10 mesiI bambini tirano i capelli, mettono le dita negli occhi e danno colpi al viso senza l’intenzione di fare del male ma solo perché sono affascinati dai capelli, dagli occhi e dai volti.Un’eventuale reazione del genitore aumenta l’eccitazione del bambino. Bisogna fare capire al piccolo, in modo deciso e tranquillo, che ci fa male. Dirgli che ci piace il suo tentativo di esplorare ma non quando fa male. 12- 14 mesiMordendo o pizzicando il viso o la spalla di un adulto, un bambino può provare l’esperienza di mordere, vedere la reazione di un’altra persona e il modo in cui provocare questa reazione. Dopo averlo allontanato,è opportuno dirgli che lo si riprenderà in braccio per abbracciarlo e non per essere morsi. 16-24 mesiA quest’età il bambino può tentare di mordere, tirare i capelli e graffiare altri bambini. Sta provando a conoscere altri bambini e i modi per avere la loro attenzione. Spesso si tratta di una reazione eccessiva allo stress dovuto al non conoscere gli altri bambini o a non sapere come gestire il suo intenso desiderio di conoscerli. Si manifesta solitamente quando si verifica una situazione nuova o di grande coinvolgimento emotivo. Se uno dei genitori dei due bambini reagisce in modo eccessivo, la reazione eccessiva spaventerà entrambi i bambini. Naturalmente la vittima del morso avrà bisogno di essere confortato, ma avrà anche necessità di capire che quello che è successo è solo il modo in cui l’altro bambino sta cercando di conoscerlo. Il colpevole avrà bisogno del conforto maggiore, perché sarà spaventato sia dalla sua stessa azione sia dalla reazione del bambino morso 18-30 mesiA quest’ età cominciano a fare la loro comparsa capricci e atteggiamenti di violento negativismo.Tra il secondo e il terzo anno di età compare il naturale e fondamentale impulso all’indipendenza. Il bambino cerca di staccarsi dai genitori per imparare a prendere le proprie decisioni. Non è possibile evitare i capricci, quindi è inutile provare a farlo. Più gli adulti si mostrano interessati a questo comportamento e più durerà. 3-6 anniAlcuni bambini di questa età tirano o distruggono le cose in un attacco di rabbia. Alla fine della giornata o in un altro momento in cui entra in crisi,il bambino può perdere il controllo. Al compiacimento per un’azione così aggressiva si aggiunge l’ansia del momento in cui comprende ciò che ha fatto.In risposta a un tale comportamento, bisogna per prima cosa fargli sapere che non può fare tali cose, e che non gli si permetterà di ripeterle se si riuscirà ad aiutarlo in tempo. Tenerlo così saldamente da indurlo a calmarsi e a riprendere il controllo. Farlo sedere sulle proprie ginocchia fino a quando non si mostrerà disponibile all’ascolto. 6-10 anniIl comportamento di disubbidienza è legato a voler sfidare il genitore. Quando vostro figlio vi sfida, lo fa apertamente. Utilizzerà frasi quali “No, non lo faccio”, “Mi dovrai costringere”, “Provaci”…Il bambino spesso ha bisogno di sfidare i genitori, anche quando sa che è sbagliato farlo. Talvolta la sfida è il modo attraverso cui il bambino cerca di sentirsi potente e indipendente. Altri bambini assumono atteggiamenti di sfida quando si sentono troppo potenti e il loro potere li spaventa.   10 anni in poiL’adolescenza segna il difficile passaggio tra l’essere bambini e il diventare grande. Il genitore dovrebbe accompagnare il proprio figlio in questo percorso facendosi portavoce di un ascolto attivo onde evitare che gli atteggiamenti sopracitati possono trasformarsi in veri propri comportamenti di sfida verso le figure “adulte”.   

Disciplinare adeguatamente

 
  • rispettare lo stadio evolutivo del bambino
  • adattare la disciplina allo stadio evolutivo del bambino
  • la disciplina deve essere adeguata al bambino
  • quando il bambino è insieme ad altri bambini non opprimerlo con la propria presenza
  • fornire al bambino modelli comportamentali
  • dopo avergli imposto la disciplina aiutare il bambino a capire cosa è successo
  • utilizzare una pausa
  • ascoltare il suggerimento del bambino su cosa potrebbe essere d’aiuto le volte successive
  • fare attenzione a lanciare messaggi indecisi
  • le punizioni fisiche hanno molti svantaggi, usarle con prudenza
  • fermarsi e rivalutare ogni volta che la disciplina non ha funzionato
  • prendere il bambino e coccolarlo alla fine del momento critico
         Letture consigliate v     T.Berry Brazelton (2003). Il bambino: da zero a tre anni. Milano: Fabbri Editoriv     T.Berry Brazelton (2003). Il bambino: da tre a sei anni. Milano: Fabbri Editoriv     T. Berry Brazelton, J.D. Sparrow (2003). Il tuo bambino e… la disciplina. Milano: Raffaello Cortina Editorev     O.Caccia, H.Cooper, F. Enuncio, J. Magagna, A. Nicolò, S. Nissim, M. Priori (2010). Essere Genitori. Roma: Astrolabiov     A.Phillips (2003). I no che aiutano a crescere. Milano: Feltrinelli

v     P. McGraw (2007). Cari genitori. Milano: Sperling & Kupfer
U. Mariani, R. Schiralli (2004). Costruire il benessere personale in classe. Trento: Erickson Editore


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